Zes 2026 e Zls: Novità critiche

0
247
zes 2026
image_print

Credito d’imposta ZES e ZLS: proroga fino al 2028, ma restano molte criticità operative

La legge di Bilancio 2026 ha confermato e rafforzato gli incentivi per gli investimenti produttivi nel Mezzogiorno e nelle Zone Logistiche Semplificate (ZLS), estendendo il credito d’imposta agli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 31 dicembre 2028.

Le novità sono state analizzate dalla Circolare Assonime n. 15/2026, che evidenzia tuttavia alcune criticità operative che imprese e professionisti non possono sottovalutare.

Le principali novità

La prima novità riguarda la proroga triennale dell’agevolazione, che consente alle imprese di programmare investimenti con un orizzonte temporale più ampio rispetto al passato.

La seconda novità è rappresentata dall’estensione della ZES Unica alle regioni Marche e Umbria, ampliando il numero dei territori che potranno beneficiare delle agevolazioni fiscali.

Resta invece sostanzialmente invariato il meccanismo di accesso al beneficio, basato su una comunicazione preventiva e una successiva comunicazione integrativa.

Ed è proprio questo sistema che continua a generare numerose problematiche applicative.

Il primo problema: l’incertezza del beneficio

L’impresa presenta una comunicazione indicando gli investimenti che intende effettuare.

Tuttavia, l’ammontare effettivo del credito d’imposta non è immediatamente conosciuto.

La percentuale definitiva viene infatti determinata soltanto dopo aver verificato il rapporto tra le risorse stanziate e il totale delle richieste presentate.

In pratica, l’imprenditore investe oggi senza conoscere con assoluta certezza il beneficio fiscale che otterrà domani.

Una situazione che rende complessa la pianificazione finanziaria degli investimenti.

Attenzione alla comunicazione integrativa

Uno degli aspetti più delicati riguarda la comunicazione integrativa.

La normativa prevede che il contribuente debba confermare gli investimenti effettivamente realizzati entro una precisa finestra temporale stabilita dall’Agenzia delle Entrate.

La mancata presentazione della comunicazione comporta la perdita integrale del credito d’imposta.

Non si tratta quindi di un semplice adempimento formale ma di un passaggio essenziale per mantenere il diritto all’agevolazione.

Non è possibile aumentare l’investimento dichiarato

Un’altra criticità evidenziata da Assonime riguarda il divieto di incrementare successivamente l’investimento prenotato.

Se nella comunicazione preventiva viene indicato un investimento di 500.000 euro e nel corso dell’anno l’impresa decide di investire 700.000 euro, il maggior investimento non potrà beneficiare del credito.

La comunicazione integrativa può confermare un importo inferiore rispetto a quello prenotato, ma non superiore.

Per questo motivo diventa fondamentale effettuare una corretta pianificazione iniziale degli investimenti.

Burocrazia sempre elevata

Nonostante le semplificazioni annunciate negli ultimi anni, la procedura continua a richiedere:

  • comunicazione preventiva;
  • comunicazione integrativa;
  • verifica delle fatture elettroniche;
  • certificazione rilasciata da professionista abilitato;
  • controlli documentali sugli investimenti effettuati.

Per molte piccole e medie imprese si tratta di un percorso tutt’altro che semplice.

Finestre temporali troppo ristrette

Un ulteriore elemento di criticità è rappresentato dalle tempistiche.

Le finestre previste per l’invio delle comunicazioni sono particolarmente brevi e richiedono un monitoraggio costante degli investimenti effettuati.

Eventuali errori, dimenticanze o ritardi possono compromettere l’intero beneficio fiscale.

Conclusioni

La proroga della ZES e delle ZLS fino al 2028 rappresenta certamente una buona notizia per il sistema produttivo italiano.

Tuttavia, le osservazioni formulate da Assonime dimostrano come il vero problema non sia tanto la presenza dell’agevolazione quanto le modalità operative necessarie per ottenerla.

Il consiglio per le imprese è quello di pianificare con attenzione gli investimenti sin dalla fase iniziale, evitando sottostime che potrebbero limitare il beneficio e monitorando costantemente tutte le scadenze previste dalla normativa.

Mai come in questo caso il rischio non è perdere l’investimento, ma perdere il credito d’imposta per un errore procedurale.


Scopri di più da Rivista Fiscale Web

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Scrivi la tua sull'argomento .......!