Nel testo della manovra APPENA FIRMATA DAL CDM, entra la sospirata pace fiscale con tetto ammissibile fino a 500mila euro. Tale valore massimo di debitoria con cui si potrà accedere al condono costituisce il punto di convergenza tra le due forze politiche di governo: i grillini che chiedevano l’ammissione alla pace fiscale solo per debiti a ruolo fino a 100.000 euro e i leghisti che pensavo invece di fissare il tetto fino a un milione di euro.
La pace fiscale riguarderà i ruoli iscritti a carico del contribuente e le liti fiscali pendenti.
La pace fiscale sarà rivolta ai contribuenti con cartelle esattoriali e liti fiscali, anche pendenti fino al secondo grado.
Se resterà tale tetto di 500.000 euro, la pace fiscale potrà riguardare un’ampia platea di contribuenti non in regola con il fisco, visto che il 99,1 % dei debitori dell’ ex Equitalia, ha somme iscritte a ruolo non superiori proprio a 500 mila euro.
Una beffa per i contribuenti in regola con il fisco, anche se c’è da dire che molti contribuenti si trovano in situazioni debitorie importanti non per essere stati volontariamente evasori o cattivi pagatori ma anche per causa dello stesso Stato, che spesso ha imposto iscrizioni di ipoteca, fermi amministrativi e pignoramenti nei confronti di contribuenti che erano anche creditori delle pubbliche amministrazioni, e che per esclusive esigenze di cassa non hanno ricevuto i pagamenti da questo o quell’ente pubblico e per tal motivo hanno accumulato debiti verso l’esattoria.
Pace fiscale e rottamazione in corso.
Il problema della pace fiscale nasce laddove va ad incrociarsi con le sanatorie in corso delle rottamazioni.
Domani, 1° ottobre, è giorno di pagamento per tre scadenze:
la 5.a e ultima rata della prima rottamazione; la seconda rata della rottamazione-bis per i carichi affidati alla riscossione da gennaio a settembre 2017; quella entro cui agenzia delle Entrate-Riscossione dovrà comunicare ai “rispescati” della prima rottamazione e ai nuovi della seconda rottamazione quale sarà l’importo da pagare nelle rate in scadenza il 31 ottobre, 30 novembre e poi il 28 febbraio 2019.
Per scongiurare che ci sia una fuga dai pagamenti in vista della pace fiscale, si sta ipotizzando un meccanismo da legare alla pace fiscale che faciliti i pagamenti successivi di chi è in regola.
Facendo un esempio, se un un contribuente che ha aderito alla rottamazione di carichi affidati da gennaio a settembre 2017 e ha optato per il pagamento in 5 soluzioni, entro il 1° ottobre dovrà versare la seconda rata, oltre ad aver versato già la prima rata lo scorso 31 luglio,  a tal punto con il varo della pace fiscale potrebbe vedersi ricalcolato il piano di ammortamento per saldare il debito residuo con la più vantaggiosa pace fiscale.
Le possibili percentuali di aliquote di riduzione dei ruoli che circolano vanno dal 6 al 25% delle somme dovute e quindi molti attenderanno, quando possono, per pagare meno.
Insomma un intreccio di norme quelle della riscossione, che rischiano di portare molta confusione tra chi aveva una rateizzazione, poi confluita nella rottamazione che adesso potrebbe ancora essere trasformata in pace fiscale !
 
Ci auguriamo che siamo molti onesti a beneficiare della sanatoria e che con tali somme lo Stato possa mettere in atto investimenti produttivi e quindi diretti a ridurre l’impatto negativo sul nostro debito pubblico, vero nodo del nostro futuro.
Tutti sanno che siamo a un passo dal baratro, i nostri politici, i giornalisti, le grandi imprese, tranne la massa di ignari cittadini che non percepiscono o non conoscono la situazione reale in cui versa l’Italia: “SIAMO A UN PASSO DALLA TRIPLA CCC” come è successo alla Grecia, che per circa 8 anni ha vissuto con stipendi dimezzati, pensioni tagliate, servizi pubblici ridotti, gente alla fame.
Questo non lo dicono i giornali ufficiali.

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