Ai fini di rafforzamento del contrasto all’evasione e dell’ottenimento di un ritorno in termini di gettito fiscale, il Direttore dell’Agenzia delle Entrate, Befera, nel corso dell’audizione alla Commissione Finanze e Tesoro del Senato, ha esposto un’analisi dello schema di decreto legislativo recante provvedimenti in materia di federalismo fiscale. Tale decreto contiene la previsione della cedolare secca sugli affitti, ovvero un  nuovo regime di tassazione sostitutivo  all’Irpef esclusivamente predisposto per i proventi riguardanti le locazioni di immobili ad uso abitativo, mediante l’applicazione dell’aliquota del 20% sul canone annuo (senza deduzione del 15% ai fini dell’imponibilità fiscale come accade oggi.)  A partire dal 1° gennaio 2011, la cedolare secca si potrà applicare solo ai contratti stipulati nei Comuni ad alta densità e a canone concordato, con durata di almeno 3 anni con proroga di due. Dal 1° gennaio 2014, invece, si estenderà a tutte le locazioni di immobili ad uso abitativo
Fonte: Fisco oggi.
Commento: Come al solito l’incapacità palese di produrre una norma chiara nell’applicazione ed univoca nei soggetti destinatari. 
Riteniamo che la norma non produrrà nè maggior gettito per lo Stato nè minori tasse per i cittadini ma solo maggior confusione per i contribuenti, maggiori costi per la macchina statale, maggior lavoro per i commercialisti e di conseguenza maggiori spese sempre per il cittadino… risultato: era meglio se stava tutto come prima. Intanto non rientrano la stragande maggioranza degli affitti, cioè quelli liberi non in regime convenzionato e quelli nei comuni a bassa densità abitativa (forse dal 2014).
Ma poi perchè non estenderla anche agli immobili affittati a scopi commerciali, per non favorire il locatario impresa in uno sconto dell’affitto?
Insomma una norma che riteniamo per il momento produrrà solo confusione tra i comuni, i cittadini, gli addetti ai lavori e soprattutto non si avrà un grande risparmio sui canoni.

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