IL CAF ACLI ha elaborato i dati delle delibere di aumento IMU approvate dai Comuni italiani nel 2013, da applicare sulle seconde case e sui capannoni industriali. Gli Aumenti medi arrivano addirittura  al 25% rispetto al saldo IMU 2012.

Soprattutto le imprese proprietarie di capannoni produttivi e di fabbricati del gruppo D subiranno “la stangata” maggiore per il “SALDO IMU”, rincarata  in un solo anno dallo 0,76% di media su base nazionale allo 0,80%, con un’imposta maggiore rispetto all’ICI DEL 2011 che arriva addirittura al 62,5%.

E mentre il Governo quindi fa il “contorsionista” per eliminare il saldo IMU 2013 sulla prima casa (“che certamente non avrebbe strangolato nessuno”) «ci sono altri» che ne pagheranno le pene: i proprietari di seconde case e le imprese possessori di capannoni del gruppo catastale D,  si troveranno un conguaglio a saldo IMU, fortemente incrementato. Una vera sistemazione per le feste.

E’ quanto emerge, come detto, dalle elaborazioni del CAF ACLI sulle delibere di aumento delle aliquote per il saldo IMU 2013 approvate fino ad oggi dai Comuni, e puntualmente pubblicate dal sole 24 ore di  lunedì 25 novembre 2013.

L’incremento è generalizzato su  tutte le tipologie di immobili non prima casa.

Nelle città capoluogo di provincia si è riscontrato la maggiore incidenza dell’aumento del prelievo per il conguaglio a SALDO IMU,  con un’aliquota ordinaria AUMENTATA mediamente dell’1 per cento.

L’esecutivo, in questo breve periodo di governo del Paese, ha fatto tutto il contrario di ciò che aveva annunciato:

  • Ossia le riforme istituzionali, la riduzione del cuneo fiscale e della pressione fiscale sulle imprese produttive ai fini della crescita economica e dell’occupazione.

Oggi, a distanza di alcuni mesi, possiamo dire che non si è fatto nulla di tutto ciò anzi, …. il peso maggiore del pareggio di bilancio l’hanno sostenuto PROPRIO LE IMPRESE PRODUTTIVE, con maggiori tasse e contributi come l’ IMU, l’IVA al 22%, il bollo (a 16 euro), l’accise, la riduzione al 20% della deducibilità sulle  auto aziendali e quanto di peggio si possa “sfavorire” per le imprese ai fini DELLA RIPARTENZA PRODUTTIVA E DEI CONSUMI.

di G.A. MEROLA.

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