Italia è un Paese in default, dividersi in due macro regioni è l’unica strada per lo sviluppo

Giuseppe Merola commercialista in Sapri nato a Sapri il 20 giugno 1966.
In tanti anni che seguo le vicende politiche italiane, con le sue vicissitudini a danno dei cittadini non cooptati dal sistema, sono giunto alla convinzione, come tutti, che l’unione d’Italia del 1860 sia stato un golpe dei savoia al fine trafugare le risorse borboniche solo per favorire economicamente i territori del Nord, e non un naturale fenomeno di un unico popolo, quello italiano.

Nord e Sud, sono lontane sia logisticamente che mentalmente, due modi di vivere, due modi di intendere il denaro e lo scopo della vita.

L’Unificazione d’Italia ha avuto un senso, ma doveva restare limitata solo a presentarsi come un unico popolo, confederato in due stati diversi, nord e sud.

I numeri dimostrano, come prima della ‘presunta’ unificazione italiana, nel Regno delle due Sicilie si viveva molto meglio che nel Centro Nord Italia. Fu nel Regno delle due Sicilie, il 3 ottobre 1831, a essere inaugurata la prima ferrovia in Italia, la Napoli-Portici.
La favola di una Sicilia e del Sud irrimediabilmente negati a ogni forma di sviluppo industriale faceva parte di un alibi tendente, successivamente, a giustificare una politica di asservimento del Mezzogiorno all’esclusivo ruolo di mercato e sbocco dei consumi dei prodotti agricoli e industriali del Nord.
Il nascente sistema industriale e le risorse del Sud furono progressivamente smantellate e trasferite al Nord.
Le cause del sottosviluppo del Sud e della Sicilia di oggi, che, al momento dell’Unità, non era inferiore al Nord sono da individuare nell’ azione dello Stato unitario dominato dalla borghesia settentrionale, attraverso il soffocamento della nascente industria meridionale.

Ma è ampiamente dimostrabile, oggi, il fallimento totale, finanziario, etico e sociale dell’Italia unita, e possiamo dire con estrema congruità, che tentare di separare l’italia in due, con un unico popolo diviso in due Stati confederati, con due economie diverse (d’altronde già in atto), con due casse erariali e due sistemi fiscali, potrebbe portare grandi benefici alle genti del meridione, ai ragazzi del meridione, ossia ai nostri figli.

Sicuramente, avremmo difficoltà iniziali di risorse necessarie per i servizi, ma dopo qualche anno iniziando a lavorare per la propria casa, pian piano si rafforzerebbe l’unione dei meridionali in una sorta di rivincita sociale ed economica, e le entrate che restano al sud (tranne l’iva che andrebbe allo stato centrale come negli USA), dove sono state prodotte, SAREBBERO qui spese a favore dei cittadini che le hanno pagate, e non ribaltate a Roma, senza sapere come saranno impiegate e se saranno investite per il sud e i suoi giovani.

Il malcostume dell’evasione non deriva solo dalla misura eccessiva della tassazione, ma dal fatto che quel che si paga non ritorna ai cittadini in servizi, in una sanità efficace, una buona scuola, un efficace sistema di formazione dei giovani imprenditori del sud, unica via per la crescita e lo sviluppo.

Tutte le risorse vengono dirottate a Roma, e al sud ci lasciano morire nel sistema assistenziale prodromico al sistema clientelare, che permette la sottomissione dovuta all’inadeguatezza reddituale e occupazionale

Portare avanti un programma di separazione, in due stati confederati, o due macro regioni semi autonome, sebbene difficile, è l’unica strada, PER ME, che porta allo sviluppo economico territoriale, etico sociale, e di vicinanza DEL SUD DA NAPOLI A PALERMO.

Non vedo altre strade … ancora oggi, siamo di fronte all’ennesimo nuovo governo, che con tutte le buone intenzioni (suppongo) sta iniziando a vacillare … sotto ogni punto di vista economico sociale territoriale…. Si deduce che è il sistema che bisogna cambiare non i politici, perché è ovvio che si da un potere eccessivo al leader del carroccio, non potrà mai parlare per volontà di tutti gli italiani, diversi per cultura e modo di intendere la vita e la società.

Due Stati Nord e Sud con due sistemi divisi economicamente e fiscalmente, non inficiano l’essere tutti italiani, ma potrebbe essere l’unico modo per creare uno sviluppo eguale, anche al Sud, e per i nostri giovani, che hanno bisogno di vicinanza alle istituzioni.