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Bonus mamma, un nuovo contributo che fa già discutere

Bonus mamma, un caso senza fine

Bonus mamma, sono scintille tra Cgil e l’Inps vista l’esclusione delle donne straniere senza permesso di soggiorno di lunga durata. L’Inca torna a sfidare l’Inps e questa volta la battaglia in atto tra le due associazioni riguarda il botta e risposta sui costi di gestione relativi all’erogazione del bonus mamma.

Questo contributo riguarda tutte le donne che nel 2017 hanno superato il settimo mese di gravidanza o hanno già partorito e consiste nell’erogazione di 800 euro una tantum finalizzato ad aiutare le mamme che si trovano a dover affrontare le spese relative all’arrivo del neonato in casa, a prescindere dalla fascia di reddito alla quale si appartiene.

Oltre ad offrire quindi un piccolo aiuto economico alle destinatarie, il bonus mamma è stato pensato anche come una sorta di incentivo verso la formazione di nuove famiglie, viste anche le ultime notizie che suggeriscono una continua diminuzione della natalità nel nostro Paese.

Ciò che fa discutere ora è l’esclusione di alcune categorie dalla possibile fruizione del bonus mamma: stiamo parlando delle donne straniere presenti sulla nostra penisola che non potranno fare richiesta dell’indennizzo qualora il loro permesso di soggiorno non sia a lungo termine.

Guerra aperta. Il patronato della Cgil ha incaricato i propri avvocati di ricorrere in tempi più brevi possibili al TAR contro la circolare espansa dall’Istituto della Previdenza che è stato diffuso poche settimane fa.  Il sindaco attacca pesantemente: “Questa circolare prevede l’esclusione dal beneficio delle straniere regolarmente presenti sul territorio italiano”. Tutto questo, secondo l’Inca, rappresenterebbe come un’interpretazione restrittiva della norma per una presa di posizione da parte dell’Istituto.

Il problema Bonus mamma resta ed è molto serio, da risolvere in breve tempo. Abbiamo raggiunto Claudio Piccinini, coordinatore uffici immigrazione, che spiega così la situazione: “Tutto questo ha procedure complesse – dichiara – e per il rilascio della certificazione servono non giorni ma mesi”.

Purtroppo da questa complicata situazione restano fuori delle mamme lavoratrici – sottolinea Piccinini – e se consideriamo i lungo soggiornanti in Italia, ora la percentuale è poco sopra il 60%, quindi il 40% sarà escluso dal beneficio: bisogna trovare una soluzione”.