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FED e BRI BASILEA ATTACCO ALL’EURO…

Per la crisi finanziaria ancora in corso, l’attenzione ora è ora rivolta alla FED (La Banca Centrale Americana) e alla possibile decisione di alzare i tassi di interesse …

FED RIALZO TASSI BRI ATTACCO A DRAGHI

Un fatto, che oggi sarebbe disastroso per le economie di mezzo mondo: I prestiti in dollari con l’aumento degli oneri finanziari causerebbe crisi sui mercati emergenti, ma non solo su quelli … il danno ovviamente sarebbe notevole anche per i mercati europei e per la moneta unica. 

Nel primo rialzo dei tassi di interesse (dopo 10 anni) deliberato in dicembre scorso dalla Fed, si è avuto un aumento notevole degli oneri finanziari a carico dei dei debitori in dollari, visto che i prestiti USA AMMONTANO a  9mila miliardi di dollari (una somma astronomica 4 volte il debito pubblico italiano).

Da più parti, in quella sede,  si aveva chiesto alla FED DI VALUTARE L’IMPATTO NEGATIVO DELL’AUMENTO DEI TASSI E IL MOMENTO MIGLIORE PER FARLO… 

La somma di 9.000 miliardi di dollari infatti è quanto gli Stati Uniti vantano dai creditori di tutto il mondo, di cui il 50% (fatto molto preoccupante) deriva da prestiti per tamponare la crisi finanziaria (almeno per quanto detto dalla Banca dei regolamenti internazionali (BRI) di stanza a Basilea.

Se la FED rialza ancora i tassi con un forte dollaro, l’effetto negativo per i debitori (Stati ed aziende sparsi per il globo) porterebbe a una maggiore depressione della ripresa già di per sè debolissima.

La BRI di Basilea ha diramato una analisi globale da cui è emerso che i debitori esteri hanno aumentato i depositi in dollari statunitensi laddove i tassi di interesse del proprio Paese erano più alti dei tassi americani. Infatti con i tassi della FED al minimo per molti anni consecutivi, il margine positivo dei minori interessi era un notevole richiamo a indebitarsi in dollari.

Grande preoccupazione per i Paesi Emergenti dove un possibile rialzo dei tassi di interesse da parte della FED,  provocherebbe forte instabilità come ha detto il direttore della Banca Mondiale Sri.

Una nuova politica della FED, anche sotto la spinta TRUMP, significa grossi guai per la Cina (che ha 1100 miliardi di dollari di debito verso gli USA)  dove i politici stanno già CERCANDO DI ARGINARE le uscite di capitali aggravati da misure riduttive, causando una «trappola circolare», ha detto Manik Narain, strategist alla UBS AG a Londra.

Il vice ministro delle Finanze della Cina Zhu Guangyao al G20 lo scorso anno ha dichiarato che la FED dovrebbe prendere in considerazione l’impatto globale di ogni decisione sui tassi di interesse.

 

Dal 2004 al 2006, la Fed aveva aumentato il tasso di interesse di riferimento dal 1% al 5,25%. Durante quel periodo i rendimenti delle obbligazioni societarie negli Stati Uniti è salito da un minimo di tutti i tempi del del 4,9% ad un massimo del 6,9% a giugno 2006, come mostrano i dati della Bank of America Merrill Lynch.

Il Federal Open Market Committee della Fed a gennaio ha aggiunto il riferimento agli «sviluppi internazionali» all’elenco dei problemi di cui tiene conto impostando delle variazioni nella politica monetaria, insieme alle preoccupazioni interne come l’inflazione e mercato del lavoro.

Mentre è improbabile che lo scenario globale riesca a fermare la Fed dall’aumentare i tassi, il livello delle turbolenze di mercato possono invece influenzare la velocità e la portata delle mosse della Federal Reserve, ha detto Edwin Truman, ex direttore della divisione finanza internazionale della Fed.

Spostandoci dalle nostre parti e precisamente a Basilea si scopre che la BRI (la Banca dei Regolamenti Centrali) ora ammette che le proprie analisi erano pilotate dalla politica restrittiva tedesca. E mentre FMI, Ocse e World Bank consigliavano una politica monetaria di stimolo all’economia da parte di Draghi, la BRI appoggiava gli economisti tedeschi a esortare alla STRETTA sul debito, sul deficit, e l’inflazione, come per dire che Mario Draghi sta portando L’EURO verso il burrone. Quindi mentre tutti gli osservatori internazionali esortavano ad allentare l’austerità, la BRI INDICAVA I PERICOLI del Quantitative Easing della Bce, a cominciare dal rischio di bolla finanziaria.

Molto imbarazzo si è creato quando PERO’,  si è scoperto che la BRI, al contrario degli esperti tedeschi che esortavano all’austerità in buona fede, per bocca dei propri analisti  si muovevano secondo una precisa direttiva politica. A dirlo, come detto è la stessa Bri. 
Questo da quando, a Basilea, sede della BRI, si è deciso di affidare le valutazioni prospettiche all’ ex vice-governatore della Banca d’Inghilterra. Il verdetto è disastroso e veicolato…. infatti il rapporto della Banca delle Banche centrali, rileva che sia osservatori esterni sia ricercatori della stessa Bri hanno ammesso come “su certe questioni – specialmente in rapporto alla politica monetaria – ci sia una dottrina ufficiale da seguire senza girarsi intorno, uno studio fatto in casa di chi ama l’austerità giustificata da tesi teoriche e senza prove sperimentate”.

Non a caso i diverbi con la UE sono stati causati dalle presunte necessità che la politica monetaria sia diretta alla stabilità finanziaria dei Paesi dell’area euro o il fatto che la politica monetaria non convenzionale (come il Quantitative Easing di Draghi con i tassi negativi) abbia benefici a decrescere con il tempo.

Tali teorie pilotate, ora sono state smascherate dai ricercatori della BRI che hanno denunciato una “pressione politica implicita” sui risultati dei loro studi che dovevano combaciare con le “ricette della casa di residenza BRI”, una situazione – dice il rapporto dei tre saggi – “che può distorcere la scelta e l’impostazione dei progetti di ricerca e anche la loro esecuzione”.
Ora, osservano i saggi, è normale che la “dottrina della ditta (Germania, Inghilterra e Svizzera) influenzi il lavoro dei ricercatori, ma è importantissima la possibilità di contestarla …
Il vertice della Bri è stato molto apprezzato per  il coraggio che ha avuto di andare contro corrente quando nel 2007, ha rimproverato le banche centrali di non vedere le avvisaglie della crisi del 2008.
Come ha scritto oggi su “La Repubblica on line – Maurizio Ricci”  questo è un fatto gravissimo, per fare un esempio, è come se da qualche parte si additasse  Visco o Lagarde di “PILOTARE IL PROPRIO uffici studi – di Bankitalia o Fmi – chiedendo quali risultati preferiscono ottenere.
L’accusa, però, più che interna alla BRI è POLITICA: quando rialzando l’inflazione tedesca sia quella media europea divampa la polemica sugli effetti negativi del Qe di Draghi, proveniente da ricerche che hanno poco di economico e molto di “BOICOTTAGGIO” alla tedesca
Insomma, attenzione alla FED, con un Trump, che vuole lasciare la sua traccia conquistando il mondo AD OGNI COSTO e quando dice che l’euro ha un anno di vita ben sapendo che se la FED RIALZA I TASSI QUESTO POTREBBE ESSERE UNA PREVISIONE AZZECCATA … e quando dalla Germania provengono ordini DIRETTI A un ufficio studi della Banca delle Banche Centrali… la bri…
Attenzione ai nazionalismi, che poco avranno evidentemente a che vedere con l’Unione Europea.

Giuseppe Merola