Published On: ven, Set 16th, 2016

Riforme Anno 2016: Sei anni di crisi e ripartiamo ancora dal dopoguerra …

Oggi l’esecutivo è impegnato a promuovere la riforma costituzionale e la nuova legge elettorale (l’Italicum) come se fosse l’ultima spiaggia, mentre questa legge elettorale è stata già bocciata dalla Consulta, e peggio delle precedenti porcellum e matterellum, mentre la fine del bi-cameralismo sembra un arretramento della nostra sovranità popolare.

Ma a parte questo, che sembra una crociata per l’oligarchia  i nostri amministratori dovrebbero “RISOLVERE” il primo dei problemi italiani che da anni blocca la crescita del  Paese … l’abnorme pressione fiscale.

Ogni politico  ─ tranne qualcuno messo fuori onda da Rai e Mediaset ─ non parla mai della necessaria e urgente riduzione della pressione fiscale (una necessaria DIMINUZIONE non di centesimi ma di 4-6 punti percentuali per allinearci alla media UE e senza trovare le risorse con altre tasse, camuffando l’effettivo rallentamento dell’imposizione fiscale).

Oggi Confindustria ha rivisto le previsioni di crescita al ribasso, sia per l’anno in corso infatti il Pil secondo C.s.c. aumenterà dello 0,7% invece che 0,8,  e sia per il 2017: + 0,6% invece che 0,7 …

Ma quello degli industriali sembra un dato che fa da endorsment al SI Referendario, perché a pedice dicono che bisogna recuperare quindici anni di arretramento della nostra economia e tutto dipenderà dal varo delle Riforme .. 

A parte il risultato del referendum sulle riforme (che “per inciso” non cambierà niente nella vita degli italiani cioè del 95% della popolazione)  molta parte della politica dimentica (o fa finta di dimenticare) il vero grande problema che affligge l’Italia: l’abnorme pressione fiscale, madre di tutti i problemi.

Da più parti esperti economisti scrivono fiumi di articoli che mostrano come sia possibile ridurre la pressione fiscale e quindi far aumentare di rimbalzo il PIL con effetto immediato, con numeri importanti (e non con zero virgola), ma sembra che la dirigenza del Paese “sia più interessata” a lasciare la stragrande maggioranza degli italiani in difficoltà economiche e sociali… (un popolo benestante fa paura, perché può studiare, può informarsi, intervenire, schierarsi in politica … e questo è molto rischioso per chi sta oggi sulle grandi poltrone).

Sono convinto ancora che ripercorrere le esperienze vissute  in ogni ambito sia una prerogativa essenziale per riuscire a migliorare il proprio stato: nella vita privata come nel lavoro, nella vita sociale come nella politica.

E’ un assunto incontrovertibile che dal ’70 ad oggi la nostra classe politica è andata sempre peggiorando … Roma capitale e le sue Camere sono state teatro delle pagine più brutte della storia d’Italia, persino forse della guerra che è durata diversi anni e con moltissimi caduti, ma quanti hanno perso la vita in questi 40 e più anni dal ’70 ad oggi ?

L’esperienza passata, dicevo, dovrebbe essere faro che ci guida nelle nostre scelte politiche attuali… sebbene  siano IMPOSSIBILI per l”imbarazzo della scelta … non per abbondanza, ma per L’INGORGO di nomi e partiti da NON VOTARE (in base a ciò che hanno combinato sino ad oggi) e  con scheda bianca si può avere un vero ristoro. Ma anche quelli che avanzano non sono garanzia di competenze e futuro…

La storia di questi 40 anni insegna che Roma capitale ha fatto letteralmente pena, sia per le misure a favore del popolo (nulle) sia per i comportamenti dei nostri rappresentanti, autori di scandali, concussioni, corruzioni e compravendita di voti, eccetera eccetera ..

Allora se vogliamo parlare di futuro, dobbiamo parlare di riforme “che incidono veramente sulla pelle degli italiani”, riforme che siano definitive rispetto ai grandi problemi e alle grandi questioni (e non pezze a colori che abbiamo visto e rivisto da ormai epoca immemorabile ….).

L’Italia, come è oggi strutturata non va … questo è un fatto che nessuno può controbattere.

L’accentramento del potere nelle mani dei Parlamentari è assolutamente deleterio … in primis per l’abnorme cumulo di entrate che dalle periferie sebbene arriva alle casse centrali non ritorna al cittadino in servizi, assistenza e lavoro, ma diluisce in mille rivoli e rivoletti e per pagare gli interessi sul debito pubblico creato dalla politica per loro arricchimento personale.

Allora secondo voi cosa serve davvero a questo Paese, per risolvere i problemi? 

Per noi bisogna partire dal:

  • ridurre le tasse e il cuneo fiscale e migliorare in maniera importante il rapporto debito/PIL;
  • decentrare i poteri dal Parlamento alle Regioni e lasciare a Roma solo le rappresentanze presidenziali;
  • lasciare IVA e il 50% delle imposte dirette alle regioni in cui sono state prodotte;
  • Come si possono ridurre le tasse:
  1. Con un condono (ennesimo) fiscale, edilizio e contributivo che finanzi un anno di riduzione della pressione fiscale di 5 – 6 punti rispetto ad oggi;
  2. Dopo il primo anno, le entrate saranno stabilizzate in quanto naturalmente la riduzione delle tasse comporta la diminuzione dell’evasione;
  3. Controlli diretti tra contribuente e Ufficio be-to-be (con contraddittorio una volta l’anno) dove il cittadino espone quali sono stati i suoi redditi, quali sono stati i suoi investimenti, le sue spese, la sua vita fiscale …
  4. Unire l’Agenzia delle Entrate alla Magistratura ordinaria in quanto l’evasione fiscale come ogni delitto va perseguita con prove vere e non solo documentali.

Cos’è che non va in Italia? Qualcuno dice “quasi nulla” e parla di gufi, ma noi, … massa critica possiamo toccare con mano ciò che non funziona  (ossia quasi tutto):

  • la scuola difetta in risorse e in didattica con uno squilibrio evidente degli impegni dei piccoli italiani tra le scuole dell’obbligo (dove sono tartassati) e l’Università dove sono dimenticati;
  • l’occupazione, e i giovani in vacatio permanente dopo i  20 anni;
  • la qualità delle pensioni, oggi inadeguata e sperequata, con persone che hanno lavorato una vita intera e percepiscono 700 euro al mese ed altri che in 20 anni di impiego pubblico ne prendono invece 2000.
  • i pensionati ex imprenditori hanno le pensioni più basse, perchè hanno dichiarato redditi bassi,,, e non sempre perché si sono arricchiti con l’evasione, ma perchè la pressione fiscale gli ha impedito di poter vivere dichiarando i loro veri redditi.
  • gli incentivi alla crescita a favore dei giovani;
  • la sanità, assolutamente inadeguata  e piena di sperperi sia per servizi che per spesa pubblica;
  • il terzo settore bacino di evasione senza limiti;
  • la meritocrazia inesistente (per colpa della clientela politica), che crea disparità e rabbia tra i cittadini, tra chi ad esempio ha voluto impegnarsi senza chiedere favori a nessuno e chi  – pur non avendo competenze – supera i suoi colleghi molto più preparati;
  • la sicurezza nazionale a prevenzione di eventi sismici che periodicamente ci fanno sentire un Paese veramente traballante in cui non siamo protetti dallo Stato;
  • le modalità di elezione che da anni sono costruite per favorire i partiti più forti, zeppi di forze economiche che sono le vere essenze del potere.
  • L’Europa a cui siamo legati per sempre e a cui dovremmo pur adeguarci… per raggiungere questo obiettivo non possiamo fare a meno della consistente riduzione della pressione fiscale (per essere competitivi)

Questo e tanto altro è quello che pensiamo noi del MAP – ( il Movimento degli Autonomi e Professionisti). Occorrono Misure Forti per creare un Grande Paese non un paese grande, partendo dalla serietà delle persone e indipendentemente dal loro ceto sociale … riformando i poteri in maniera da impedire che ci sia di nuovo l’occasione per corruzione e clientelismo.

Se la pensi come noi, se non sei un cliente, o un cooptato, se credi nel merito e non nel favore vuol dire che la pensi come noi. Iscriviti

PIno Merola

@riproduzione riservata

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