Sistema fiscale è il problema dell’ITALIA non sistema elettorale di RENZI.

Il nostro sistema fiscale può definirsi da Paese in via di sviluppo più che da Paese industrializzato. Quello che è urgente è «meno fisco e meno adempimenti»non un nuovo sistema elettorale.

C’è bisogna di cambiare le persone che decidono il funzionamento del nostro sistema fiscale non cambiare il sistema.

Chi lo dice sono milioni di contribuenti italiani: imprese e famiglie allo sbando tra adempimenti e strangolamenti fiscali, non due persone che si incontrano sotto i riflettori.

La politica oggi riempie i giornali con le grandi manovre per la riforma del sistema elettorale, RENZI tiene con il fiato sospeso migliaia di italiani inutilmente,  ignari che non sarà il nuovo modello elettivo o l’eliminazione del Senato a risolvere i loro problemi.

La politica si accapiglia per cercare l’intesa sulle RIFORME, mentre IL SISTEMA FISCALE ” da anni IN MANO A PERSONE INADEGUATE” distrugge a ritmi vertiginosi il futuro  economico del nostro Paese.

Il sistema fiscale italiano nell’ultimo anno ha dimostrato (oltre ad essere insaziabile)  l’estrema irriguardosità e irriverenza nei confronti del contribuente.

Si pensi alla questione dell’IMU SULLA PRIMA CASA: la sua eliminazione , ha tenuto banco per l’intero 2013, riempendo quintali di carta di quotidiani; ma diametralmente e perfettamente inutile a ridurre adempimenti e stretta (del sistema fiscale) sull’economia spicciola del cittadino, e quindi dell’intero Paese.

Probabilmente è dalla base che bisogna INIZIARE a riformare questo Paese, dagli enti locali e dalle Regioni (per la confusionaria fiscalità che oggi anch’esse sono tenute a stabilire senza più le rimesse statali).

La riduzione della pressione fiscale deve partire dai tributi locali non dalle imposte nazionali.

Le priorità sono ben altre rispetto al sistema elettorale: mettere in atto azioni virtuose per far ripartire i consumi e i fatturati di imprese produttive in grosse difficoltà, soprattutto per un sistema FISCALE “coercitivo”.

E ancora nel 2014, come detto, con il pagamento della mini-imu si stanno facendo gli stessi errori: cittadini che oltre a dover pagare una tassa incomprensibile,  hanno dovuto elemosinare il calcolo “algoritmico” per determinare l’imposta MINI-IMU, creando poi file interminabili per il versamento.

 Questo per causa del Ministero che ha dimenticato di calcolare con esattezza le rimesse ai Comuni per il mancato gettito IMU PRIMA CASA.

E gridando pericolosamente allo sciopero fiscale.

Il prossimo 31 gennaio 2014 ci saranno da effettuare le trasmissioni telematiche di spesometro, comunicazione black list, comunicazione per le operazioni con San Marino, oltre all’invio dei dati per i beni concessi in godimento ai soci e i finanziamenti ricevuti dall’impresa da parte dei soci, in riguardo all’anno 2012.

E non finisce qui, tra poco arriveranno TASI, TARI E IUC, che faranno ballare cittadini e consulenti in quanto ogni comune – entro certi limiti – potrà determinare quanto e quando pagare a scapito dei concittadini.

I consulenti impareranno presto a interrogare ogni COMUNE che interessa al proprio cliente, ed uno per uno.

E allora, in uno Stato come l’Italia, dove la pressione fiscale è altissima, e dove la confusione normativa è  prassi consolidata con un’abnorme carico fiscale, è NECESSARIO, per chi voglia il bene del Paese, scrivere al primo posto della propria agenza, la RIFORMA PER UN FISCO SOSTENIBILE.

L’ITALIA non risorge proprio per questo, per la chiave FISCO, non per la legge elettorale e per le riforme.

LA PRIORITÀ ITALIANA E’ AVERE UN FISCO SEMPLICE E UNA TASSAZIONE BASSA condotta da organi ministeriali capaci, competenti, dinamici, ispirati a individuare soluzioni discontinue alle procedure in essere. 

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