Adeguamento agli studi di settore?

Come si effettua l’adeguamento agli studi di settore.

Poniamo l’esempio di compilazione del quadro d’impresa RG e studi di settore, F elementi contabili – di una ditta in contabilità semplificata.

Occorre in via preliminare elaborazione il quadro RG di UNICO.

Dopo aver inserito tutti gli importi (in modo sintetico) derivanti dal bilancio economico dell’impresa, ed aver verificato che il risultato d’esercizio nel quadro RG, sia conforme alla stesso bilancio, si passa alla compilazione del quadro F – elementi contabili  – degli studi di settore.

Qui i dati dovranno essere indicati in  maniera più analitica, soprattutto in riferimento ai costi, in quanto, alcuni gruppi di spesa (quali ad esempio i costi per le produzione di servizi o l’acquisto di servizi)  incidono più di altri sul calcolo di GERICO.

Quindi oltre ad indicare i ricavi nel rigo F01 (Ricavi lett. a e b dell’art. 85 comma 1 del TUIR):

  • Occorre inserire al rigo F12 le rimanenze iniziali al 31-12-2011;
  • Al rigo F13 le rimanenze finali al 31-12-2012;
  • Al rigo F14 gli acquisti di merci destinati alla rivendita;
  • Al rigo F15 le spese per la produzione di servizi;
  • Al rigo F16 le spese per l’acquisto di servizi;
  • Al rigo F17 le spese per altri servizi.

Questi solo alcuni dei costi da ragguppare nel quadro F -elementi contabili – degli studi di settore.

La cosa più importante è verificare che ogni singola voce di costo sia sommata al giusto gruppo in riferimento all’attività svolta; diversamente potrebbe variare il RICAVO PUNTUALE calcolato da Gerico, ed in caso di verifica invalidare gli studi di settore.

Per fare un esempio,  i costi di energia elettrica:

  • sono “spese per l’acquisto di servizi rigo F16”  per un negozio di abbigliamento;
  • mentre sono “costi per la produzione di servizi” per un’attività di lavorazione in ferro.

Dopo aver completato correttamente la compilazione del quadro F degli studi di settore, bisogna controllare che l’utile o o la perdita derivante dal quadro RG, corrisponda al risultato d’esercizio del rigo F28 seconda colonna degli studi di settore.

A questo punto eseguire la funzione “calcolo” presente negli studi settore, che elabora una maschera simile a questa:

 Nell’esempio, il contribuente ha dichiarato ricavi per 54.406 euro, mentre Gerico, ha calcolato un ricavo puntuale di euro 72.821.

A questo punto bisogna deciderere se effettuare l’adeguamento o meno.

L’adeguamento al ricavo puntuale  è pari a 18.415 euro. Se si decide di effettuare l’adeguamento:

  • bisogna aumentare dello stesso importo il reddito ai fini IRPEF,IRAP, contributi quadro RR e addizionali;
  • bisogna pagare l’IVA per adeguamento calcolata sull’aliquota media IV praticata dall’azienda nell’anno: se il 21% sarà uguale a 3.679.
  • bisogna pagare anche la maggiorazione del 3% pari ad euro  552, in quanto il ricavo puntuale è superiore per più del 10% dei ricavi dichiarati dal contribuente.

Questo comporterà quindi:

  • il pagamento dell’IVA sull’adeguamento di euro 3.679;
  • il pagamento della maggiorazione del 3% su 18.415,  per aver sforato – per adeguamento – il 10% dei ricavi dichiarati;
  • l’aumento dell’imponibile IRPEF su 18.415;
  • l’aumento dell’imponibile IRAP per 18.415;
  • l’aumento dell’imponibile IVS, per l’eventuale eccedenza da pagare sui contributi personali.

La decisione, quindi di effettuare l’adeguamento in dichiarazione, è una scelta importante.

Il contribuente sa bene se i calcoli di GERICO, rispecchiano la realtà, oppure sono esclusivamente fantasie tecniche.

E’ chiaro che l’adeguamento agli studi di settore, se effettuato,  crea una sorta di ombrello protettivo, che preclude eventuali accertamento a carico dell’azienda.

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