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Semplificazioni inutili alle imprese.

L’Amministrazione continua a sfornare “semplificazioni” inutili e anacronistiche non sapendo cosa fare.

Misure urgenti e strutturali che invece occorrono, mentre le semplificazioni devono essere varate in periodi di prosperità economica non in stato di crisi:

1)  Intervento dello Stato presso le banche per la concessione della garanzia pubblica al fine di ridare liquidità alle imprese;
2) Riduzione della pressione fiscale e del cuneo contributivo.

Mentre tutti sanno che per salvare il paese occorre fare queste due cose l’amministrazione continua a proporre semplificazioni degli adempimenti, assolutamente anacronistiche, sterili e inutili.

I nostri problemi sono quasi irrisolvibili e li vogliamo ricordare per memoria a chi ci governa:
1) pressione fiscale al 53% del PIL che stritola ogni possibilità di crescita e ripresa dell’economia del paese;
2) cuneo contributivo al 40% contro la media europea del 27%.
3) Lotta all’evasione con 170 miliardi e alla corruzione con 60 miliardi (una stima troppo cauta)

4) conseguente disoccupazione ai minimi dal 1977 al 12,2%.
5) incapacità di riesaminare la spesa pubblica per investire nella produzione;
6) sanità che non funziona;
7) regioni, comuni e province che non funzionano e non danno alcun aiuto al tessuto produttivo.
8) mancanza di credito bancario alle imprese, ridotto di 40 miliardi rispetto al 2011, già insufficiente per promuovere nuovi investimenti.
9) vessazione e prelievo fiscale esclusivamente sulle fasce più deboli.
10) imposte indirette, accise, bollo, assolutamente vergognose.

11) miriadi di bonus in arrivo: interventi esclusivamente “palliativi” e non strutturali che allungheranno solo i tempi dello stesso problema occupazionale.

Con tutto questo ben di Dio, oggi a Roma si è svolta una conferenza stampa presso la sede centrale dell’agenzia delle entrate in via Cristoforo Colombo, presenti il vice ministro dell’economia e delle finanze, Luigi Rasero, il direttore dell’agenzia, Attilio Befera, che hanno presentato le « semplificazioni degli adempimenti ».

Un accorpamento degli adempimenti fiscali:

1) eliminazione dell’obbligo – per le imprese in fallimento – di presentare il modello degli studi di settore.
2) il modello unico che verrà integrato con altre notizie da far arrivare all’amministrazione finanziaria.
3) sempre in relazione alle modifiche del modello unico dal 2014 è stato eliminato l’obbligo della comunicazione alle direzioni regionali sulle “grandi” minusvalenze.

4) lo “spesometro” viene in qualche modo sostituito dal nuovo modello che occorre per comunicare i contratti di leasing e noleggio e così come le operazioni con paesi black list.

5) il contribuente potrà autorizzare al proprio cassetto fiscale a più intermediari.

Non ci rendiamo conto di quale sia il vantaggio per le imprese ed il loro interesse per queste sterili misure.

E’ la stessa cosa che succede,  quando un chirurgo che assiste un malato di peritonite anzichè operarlo altrimenti muore, gli da una spuntatina ai capelli, giusto per non star lì senza far niente.

Per salvare il salvabile bisogna cercare “in ogni modo” di mettere in campo queste due misure:

1) utilizzo della garanzia pubblica presso le banche per ridare liquidita’ alle imprese;
2) riduzione della pressione fiscale e del cuneo contributivo.

Solo queste due azioni e non cinquecento provvedimenti assolutamente inutili,  potranno rimettere in moto la macchina Italia.

Nuovo livello…

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