Home NEWS Pensione a 62 anni. Modifiche alla legge Fornero.

Pensione a 62 anni. Modifiche alla legge Fornero.

La pensione potrà essere raggiunta anche a 62 anni ma con penalità, oppure a 70 anni (a richiesta del lavoratore) con premio.

Questa è l’ipotesi di modifica alla legge Fornero, a cui sta pensando il Governo. Il ministro Giovannini insieme a Damiano e Beretta stanno studiando una revisione dell’eta pensionabile.
Con la legge attuale, per la pensione piena nel 2018 uomini e donne dovranno collocarsi a riposo:

  • a 66 anni e 7 mesi per pensione di vecchiaia;
  • con 42 anni e 10 mesi di contribuzione per pensione anticipata.

L’annuncio di correzione dell’art. 24 della Legge 214/2011, è stato pressoché dovuto.

In un mercato del lavoro in forte contrazione da alcuni anni,  e con l’obiettivo dell’età pensionabile a 66 anni e 7 mesi, la situazione diventerà insostenibile sia per l’età eccessivamente alta per il pensionamento, sia per i giovani che devono entrare nel mercato del lavoro, in cui il passaggio generazionale “appare sempre meno attuabile”.

Per questo motivo le modifiche alla legge Fornero, stanno prendendo piede, con un disegno di legge, firmato dal Presidente della Commissione Lavoro della Camera Cesare Damiano che consentirà:

  • il pensionamento flessibile a partire da 62 anni e fino a 70, con gradualità nelle penalizzazioni;
  • con la flessibilità in uscita legata alla staffetta generazionale. Con l’entrata di un giovane in formazione per un anziano che resta in part-time a contribuzione piena.

Ma resta necessario permettere ai lavoratori di andare in pensione a partire da 62 anni con una penalità contenuta nei limiti di una sostenibilità finanziaria dignitosa delle famiglie.

Queste le ipotesi di riduzione dell’assegno:

  • penalità del 2% sull’assegno intero per il pensionamento a 65 anni;
  • penalità del  4% per il pensionamento a 64 anni;
  • penalità del  6% per il pensionamento a 63 anni;
  • penalità dell’8% per il pensionamento a 62 anni;
  • Nessuna penalità per chi lascia il lavoro a 66 anni e 7 mesi, oppure avendo 60 anni e 10 mesi ha inziato a lavorare a 18 anni,  per poter maturare 42 anni e 10 mesi di contribuzione.

E queste le ipotesi di premio per chi decide di uscire dal lavoro  dopo il 66esimo anno di età:

  • bonus del 2% sull’assegno intero per il pensionamento a 67 anni;
  • bonus del 4% per il pensionamento a 68 anni;
  • bonus del 6% per il pensionamento a 69 anni;
  • bonus dell’8% per il pensionamento a 70 anni.

In questa prospettiva le criticità in ogni caso sono abbastanza marcate, in un periodo di incertezza economica.

I dati attuali in possesso dell’Inps e della Ragioneria dello Stato aprono scenari abbastanza preoccupanti:

Gli automatismi nell’aggiustamento dei coefficienti di trasformazione del montante contributivo in assegno pensionistico legate all’allungamento delle speranze di vita, rendono molto ridotta la mensilità di pensione presunta rispetto all’ultimo stipendio.

Ciò nell’ottica del contenimento della spesa pensionistica nei limiti del 15% del PIL.