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Congruità studi di settore, linee guida.

La congruità agli studi di settore non è riconducibile solo “all’allineamento” al ricavo puntuale di Gerico.

§ 1. Le indicazioni dell’Agenzia delle Entrate.

La circolare n. 5/E/2008 dell’Agenzia delle Entrate ha puntualizzato che “ai fini della congruità agli studi di settore” lo “scostamento di live entità” non si intende solo quello che si colloca all’interno dell’intervallo di confidenza (tra congruità al puntuale e congruità al minimo) ma anche gli scostamenti inferiori al “ricavo minimo”; purchè lievi.

§ 2. L’accertamento scatta per gravi incongruenze negli studi di settore.

L’accertamento di “maggiori imponibili per evasione fiscale” può basarsi sull’esistenza di “gravi incongruenze tra i ricavi dichiarati e i ricavi presunti“.

Ciò ovviamente in rapporto al volume d’affari dell’azienda.

Per ‘grave incongruenza’ s’intende «un significativo scostamento tra il ricavo puntuale e i ricavi dichiarati», mentre gli scostamenti di scarsa rilevanza “non rappresentano gravi incongruenze come richiesto dalla legge”.

§ 3. Conclusioni della circolare.

Con tali osservazioni, l’Ufficio considera «pseudo-congrui» quei contribuenti il cui ricavo si collochi ‘naturalmente’ all’interno dell’intervallo di confidenza.

§ 4. Quando è consigliabile adeguarsi agli studi di settore.

Detto questo, si consiglia – in ogni caso – di effettuare “l’adeguamento in dichiarazione” quando i ricavi dichiarati sono INFERIORI ai 2/3 della congruità puntuale.

§ 5. Esempio.

Ricavi dichiarati = 50.000 euro.

Ricavi attesi dallo studio di settore = 80.000 euro.

2/3 del ricavo puntuale = 53.333 euro.

I ricavi dichiarati dal contribuente per 50.000 euro, sono inferiori per 30.000 euro ai ricavi attesi da GERICO, e quindi minori dei 2/3 (euro 53.333) degli stessi (euro 80.000).

In questo esempio non effettuando l’adeguamento in dichiarazione «è quasi certa la rettifica da parte dell’ufficio».

Ricevere un accertamento da studi di settore per “30.000 euro di maggiori ricavi” in maniera approssimativa costa almeno 2 volte in più, rispetto all’adeguamento in dichiarazione (circa 12.000 euro) tra:

  •  proposte di adesione all’Ufficio;
  • contenzioso nei vari gradi;
  • compensi professionali.

Anche in caso di vittoria piena,  e annullamento integrale dell’accertamento, si spenderà sempre di più dei 12.000 euro di imposte per adeguamento in UNICO.