Chiediamo la Proroga 770 e nuove scadenze.

Noi commercialisti vogliamo la proroga dell’invio telematico del 770/2013, previsto per il 31 luglio 2013, che  a questo punto ci sembra un’obbligo. Non facciamo facchinaggio telematico per lo Stato.
Dopo il rinvio (non per causa nostra) dei pagamenti di UNICO 2013, è di tutta evidenza l’ allungamento dei tempi di lavoro, che comporta la necessità inderogabile della proroga dell’invio telematico del 770/2013, che l’anno scorso è stato posticipato al 20 settembre 2012, proprio in funzione dello slittamento dei pagamenti di UNICO/2012.

Non intendiamo però subire anche quest’anno “vessazioni” da parte dell’Amministrazione, visto che facciamo i facchini informatici senza essere pagati:

il rinvio l’anno scorso è stata concesso giovedì 26 luglio 2012, a 3 giorni  feriali dalla scadenza. (un cinico divertimento).

Sarebbe un sopruso inaccettabile per noi commercialisti, tanto più che è un’attività (quella degli invii telematici) che svolgiamo Gratis et amore Dei sia per l’amministrazione che per i clienti.

Siamo volutamente  ignorati dalle istituzioni soprattutto quando si discute di tasse e pressione fiscale.

Di fatto “dipendenti dello Stato” in forma assolutamente gratuita, costretti alle spedizioni telematiche che prevedono pesanti responsabilità a nostro carico,

per le quali l’Amministrazione crede che siamo pagati dai clienti mentre i clienti crede che siamo pagati dallo Stato.

Ma prima o poi qualcuno di noi pur si deciderà a non  accettare più schiavizzazioni effettivamente gratuite:

Lo Stato dovrebbe ringranziarci anzichè vessarci.

Quindi dalla nostra associazione chiediamo una rivisitazione ragionata delle scadenze:

– 8 luglio versamenti da UNICO 2013 senza maggiorazioni.
– 5 agosto versamenti da UNICO 2013 con la maggiorazione dello 0,40%.
– 20 agosto versamenti di Iva, Inps, Dm, Inail.
– 20 settembre invio 770 2013.
– 31 ottobre invio di Unico 2013.

Questa è la nostra richiesta al governo,  a tutela dei commercialisti, altrimenti saremo costretti a difenderci senza un ordine che ci tuteli.

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