Pressione fiscale: la sua riduzione unica soluzione

La pressione fiscale in Italia è la causa di tutti i problemi.

La drastica riduzione della pressione fiscale è l’unico modo per risolvere il problema della recessione e della disoccupazione. Anche prima della grande crisi globale, (ricordiamo) il nostro PIL, era poco al di sopra della parità e la disoccupazione era altissima.

Letta non può più aspettare perchè ormai il nostro Paese è in ginocchio: la tensione sociale è alle stelle, e già stiamo assistendo a fenomeni molto gravi che lo dimostrano.

Per invertire il trend recessivo, il governo deve agire con fermezza e coraggio per fare due cose importanti, una urgente e l’altra strutturale:

1) L’urgenza è intervenire prontamente (a difesa delle aziende) sul credito bancario e nei “rapporti banca-impresa”, per favorire i finanziamenti attraverso la garanzia pubblica – sia ai fini di investimento che di liquidità – per evitare, in questo periodo di forte crisi, chiusure e fallimenti aziendali,  ad un ritmo impressionante (circa 50 fallimenti al giorno – fonte il sole 24 ore), attraverso gli strumenti di garanzia messi a disposizione dallo Stato a copertura del debito dell’impresa verso la banca.

2) L’azione strutturale che aspettiamo da vent’anni: Riforma delle imposizione fiscale con significativa e significativa riduzione della pressione fiscale: riduzione di imu, iva, irpef, ires, tares, bollo; a cui Letta sta già pensando con un piano da 50 miliardi.

Tutto ció che non va in questa direzione, pe ridurre la pressione fiscale,  è solo tempo perso.

Decreti, provvedimenti, misure, piccole e grandi provocheranno sono solo cachet per il mal di testa, quando non sono azioni strutturali al perseguimento di questi due obiettivi: Aumentare i volumi di credito alle imprese attraverso l’intervento dello Stato, Riduzione della pressione fiscale.

Il governo Letta pensiamo giá sia partito con il piede sbagliato sulla falsa riga del fallimentare governo Monti.

Occorrono quindi ” cure e  non palliativi”, per salvare l’Italia.

Ovviamente tutto questo se rientra nella convenienza del sistema.

Un piano operativo e coraggioso per realizzare le due grandi riforme, che sono i punti cruciali da cui sono nati tutti i mali di questo Paese.

La disoccupazione è l’effetto ….. non la causa della recessione.

La pressione fiscale insostenibile sono la  causa e non l’effetto della recessione.

Non il contrario come dice Maurizio Landini della Fiom: creare nuovi posti di lavoro per la crescita. La più grande eresia economica: “Come si creano nuovi posti di lavoro senza consumi e senza imprese?”.

Per ridurre le tasse e la pressione fiscale bisogna recuperare circa 50 miliardi; per fare questo occorre coraggio e fermezza. L’augurio è che Enrico Letta, sia capace di trovarli.

Solo una pressione fiscale sostenibile potrá creare nuova occupazione. Il surpflus finanziario a favore di famiglie e imprese favorirà l’aumento della domanda.

Non possiamo certamente diventare un popolo senza lavoro che vive dei sussidi statali a danno di chi produce e guadagna in base alle proprie capacità;  in nome di un sano capitalismo.

Ma dicevamo dei 50-60 miliardi che occorrono per la riduzione della pressione fiscale. Innanzitutto la risorsa dovrebbe occorrere una volta ed una tantum: “nel giro di alcuni anni” il gettito dovrebbe ritornare quello di oggi per tre motivi principali:

– I contribuenti con un livello di pressione fiscale sostenibile saranno invogliati a far emergere il nero derivante dall’evasione, e quindi si allargherebbe naturalmente la base imponibile;

– La lotta all’evasione fiscale che diventa reato dopo la notevole riduzione della pressione fiscale, e che dovrebbe riunirsi in “strumenti giudiziari unici” contro gli evasori, eliminando la miriade di provvedimenti emanati per una battaglia sterile e disorganica.

– Strumenti unici anti-evasione che da un lato dovranno far capire ai cittadini l’importanza di pagare un fisco giusto per il bene di tutti, e dall’altro introdurre il reato penale di evasione fiscale, con indagini seguite direttamente dalla Procura a cui verrebbero accorpati gli Uffici dell’Agenzia delle Entrate anche per la lotta alla corruzione.

Per le risorse occorrenti? a mali estremi – estremi rimedi…

Condono edilizio fiscale previdenziale;

Riduzione dei costi degli Enti e Aziende Statali, licenziamento dei dipendenti pubblici non produttivi;

Allentamento del fiscal compact;

Riduzione delle spese militari;

Aprire gli interregni dell’evasione: fondazioni ed onlus;

Recuperare i fondi neri in Svizzera ed Austria.

Ebbene sì, occorre tanto coraggio e fermezza oltre a voler fare il bene del Paese, ma è l’unica soluzione.

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