Pubblico impiego: da licenziare il 20% dei dirigenti e il 10% degli impiegati.

Ormai non è più un tabù: avere un posto fisso non è una sicurezza neanche se si è dipendenti dello Stato.
Infatti il Decreto sullo Spending Review ha previsto una consistente anche se graduale dimimuzione delle piante organiche del pubblico impiego delle amministrazioni statali.

Secondo la relazione illustrativa che accompagna il decreto sarebbero 24000 gli esuberi totali di personale del Pubblico Impiego di cui 5600 nell’amministrazione centrale, 13000 negli enti locali e 5400 in altri enti pubblici.
Il problema dell’uscita (speriamo soft) si porrebbe peró solo per 16.000 unitá in quanto 8000 dipendenti aavrebbero già maturato il diritto al pre-pensionamento.

Secondo i calcoli del Governo, nel Pubblico Impiego, dovrebbe essserci un surplus di forza lavorativa (da eliminare) del 20% per i dirigenti e del 10% per gli impiegati come stabilito in decreto. 

I dipendendi a rischio sono siano quelli in forza alle amministrazioni centrali che in quelle periferiche.

In ogni caso è stato prevista un’uscita morbida per i dipendenti in esubero:

  • i dipendenti che hanno compiuto 60 anni andranno a casa percependo un’indennità pari all’80% dello stipendio e fino alla pensione. 
  • i dirigenti che hanno maturato 42 anni di contribuzione (41 per le donne) andrebbero subito a riposo.

Queste alcune delle ipotesi dei criteri da utilizzare per dismettere il pubblico impiego.

Insomma tagli e solo tagli.
In questa operazione di dimagrimento della Pubblica Amministrazione ci auguriamo che il Governo usi il bisturi e non la mannaia.
Non vorremmo che impiegati validi si vedano all’uscita ed impiegati inetti rimangano al loro posto.

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