evasione fiscale

Il fallito accusato del reato di evasione nei casi di omissione della denucia dei redditi.

Con la sentenza n. 1549 del 2011 la Corte di Cassazione ha sancito che l’amministratore di una societá sia pur dichiarata fallita é obbligato alla presentazione delle dichiarazioni dei redditi della medesima per i periodi d’imposta antecedenti la pronuncia dello stato di insolvenza. Solo successivamente l’obbligo ricade sul curatore.
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Il rappresentante legale di una società dichiarata fallita, è stato condannato penalmente per evasione fiscale sia dal Tribunale che dalla Corte d’appello per non avere presentato le dichiarazioni dei redditi per i periodi antecedenti la dichirazione di fallimento. Trattasi di reato punibile, a norma dell’articolo 5 del Dlgs 74/2000, con la reclusione da uno a tre anni. Ciò per non aver presentato, prima della dichiarazione di fallimento, sia pur essendovi obbligato, una o più dichiarazioni annuali dei redditi relative alle imposte Ires/Irap/Iva, in quanto i tributi evasi erano pari per alcune imposte ad euro 77.470.
Difatti omettendo la dichiarazione in cui avrebbe dichiarato le imposte dovute è incorso nel reato di evasione fiscale. Solo dopo la sentenza dello stato d’insolvenza le dichiarazioni devono essere presentate dal curatore. Peraltro, aggiunge la Corte, in materia di fallimento ” la soggettività passiva in termini di obblighi tributari permane in capo al fallito anche se perde il diritto a disporre dei suoi beni, la capacitá processuale e quella di amministrare il proprio patrimonio”.
Si aggiunge che omettendo i dichiarativi in autoliquidazione e non indicando quanto dovuto all’Erario non ha consentito allo Stato di insinuarsi eventualmente nel fallimento quale creditore della societá fallita.
Fonte fisco oggi.