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Insolvenza civile e fallimento: Dall’O.D.C.E.C. arriva la proposta di esdebitazione per i non fallibili.

Commentiamo l’articolo apparso su Press riguardante i cosidetti “insolventi civili”.
Dal congresso nazionale di Napoli del nostro Ordine Professionale é partita la proposta di legge per l’esdebitazione dei soggetti non fallibili, curata da Giulia Pusterla, consigliere nazionale con delega alle procedure concorsuali.L’imprenditore soggetto a fallimento, esercita un’attività, che gli permette di guadagnare ed accrescere le proprie sostanze patrimoniali e quando la sua impresa va male fallisce.
(Si ricorda che l’imprenditore per essere assogettato alla procedura fallimentare deve aver superato almeno una delle tre soglie nei tre esercizi precedenti, cosidette di fallibilità: 1) Attivo patrimoniale superiore a 300.000 euro; 2) Ricavi lordi superiori a 200.000,00 euro; 3) Debiti superiori a 500.000,00 euro.)

La legge fallimentare contempla tutte le fasi della procedura concorsuale:

  • Recupero di tutte le sostanze patrimoniali possibili del fallito;
  • Concordato percentuale con i creditori rispetto al recuperato;
  • Pagamento dei debiti;
  • procedimento di esdebitazione ai sensi dell’art. 142 e successivi della legge fallimentare.
Dopo tali passaggi il fallito avrà sanato la sua posizione debitoria e sarà reintegrabile nel mondo dell’impresa e del lavoro.
Bisogna aggiungere che in alcuni casi la procedura fallimentare è pilotata ed organizzata  dallo stesso imprenditore al fine di perpretare un indebito arricchimento: si leggono tutti i giorni notizie di “bancarotte fraudolente” quando queste siano dimostrabili o comprovate!!!
Il problema è di coloro che non sono soggetti a fallimento (sembrerebbe un beneficio?) come citato nell’articolo fonte e cioé:
  • I piccoli imprenditori;
  • Gli imprenditori agricoli;
  • I professionisti;
  • I privati con le loro famiglie.
 Non esiste per loro la possibilità di sanare in qualche modo il loro debito e neanche la successiva possibilità della procedura di “esdebitazione”. Sono i cosidetti “insolventi civili”.
Assistiamo quindi ad una ingiustizia sociale, economica e finanziaria tra i soggetti che secondo la legge, in caso di insolvenza, possono essere sottoposti a procedura fallimentare e i soggetti di cui sopra che non sono fallibili ai sensi dell’art. 1 della legge Fallimentare.
La recente crisi economica ha lasciato molte famiglie nell’impossibilità di onorare i propri impegni finanziari: perdita di posti di lavoro; diminuzione degli stipendi hanno deluso il sogno di poter acquistare tutto a rate.
Dal dopo guerra in poi, il risparmio familiare finalizzato all’acquisto di beni ha dovuto lasciare il posto ai prestiti e finanziamenti complici anche le banche:
mutui per la casa, prestiti al consumo (per acquisti di ogni genere) e carte di credito  sono entrati negli usi di ognuno; per acquistare prima e pagare dopo.

Le banche, come detto prima, nei periodi ante-crisi sono state complici di tutto ciò offrendo con grande facilità tali prodotti.

 Ci preme dire che il privato normalmente non si indebita per non pagare, mentre nel caso del soggetto fallibile non é proprio sempre così.
 Da qui la giustezza della proposta inoltrata dal nostro ordine che in dieci articoli ha predisposto  il disegno di legge che consentirebbe agli “insolventi civili”:
  •  un accordo con i creditori che rappresentino il 60-75% della propria esposizione debitoria;
  • la predisposizione di un  piano di rientro tramite uno pseudo concordato;
  • l’esdebitazione civile di tali soggetti, siano essi piccoli imprenditori, imprenditori agricoli, professionisti o famiglie, una volta estinti i pagamenti previsti nel piano.roduttive, con evidente  convenienza anche per lo Stato che in tal modo avrebbe la possibilità di recuperare un contribuente che paga le tasse e non un cittadino a cui erogare sussidi e pensioni sociali.
La domanda dovrá essere presentata al Tribunale di competenza e l’insolvente civile dovrà essere assistito da un professionista.
A questa procedura accederebbero tutti i soggetti non fallibili previsti nell’art.1 della legge fallimentare.

La possibilitá di esdebitazione degli insolventi civili sarebbe più giusta dell’esdebitazione dei soggetti falliti in quanto i primi non avrebbero nessuna ragione speculare all’insolvenza. Siamo concordi sulla necessitá di portare avanti tale disegno di legge per due motivi principali:

  •  ristabilire una giustizia sociale tra i soggetti fallibili recuperabili come persone e come produttivi di reddito e gli insolventi civili che in caso contrario non avrebbero la possibilitá di accedere all’esdebitazione e sarebbero condannati all’emarginazione sociale e produttiva senza aver potuto estinguere le proprie obbligazioni.

 Con tale procedura e con i dovuti controlli non ci sarebbe alcuna azione speculare dei soggetti non fallibili con la importante possibilità di recuperarli socialmente ed economicamente attraverso il reintegro nelle organizzazioni p

Ci auguriamo quindi che la proposta di legge inoltrata dalla collega abbia ascolto nelle sedi opportune ai fini della promulgazione.