Lavoratori in nero: più che un costo non contabilizzato sono indice di evasione di ricavi.

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La Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 2593 del 3/02/2011 ha sancito il principio secondo il quale pur in presenza di una contabilità regolare, nella quale però non sono stati contabilizzati stipendi corrisposti in nero, questi fanno presumere una maggior produttività aziendale e quindi la presenza di un’evasione di ricavi.
L’ordinanza è fondamentale in quanto da il via libera all’accertamento induttivo nei confronti di quelle aziende pescate con lavoratori in nero, che quindi non saranno solo soggette alle sanzioni specifiche per avere personale non regolarmente assunto e pagato, ma si vedranno raggiungere da un avviso di accertamento per maggior ricavi non contabilizzati. 
Il caso:
La vertenza nasce da un avviso di accertamento ricevuto da  un’azienda manifatturiera, con il quale l’Agenzia delle Entrate, in riferimento al riscontro della presenza di un dipendente non risultante dai libri matricola e paga (ex articolo 20 Dpr 1124/1965)  aveva accertato  induttivamente maggiori ricavi e quindi maggiori imposte Irpef, Iva e Irap. 
La Corte ha confermato l’avviso di accertamento, emesso dalll’Ufficio, affermando che il costo di lavoratori in nero, è circostanza grave, precisa e concordante ai sensi dell’art. 39 comma 1 lettera d) D.P.R. 600/73 non trattandosi quindi di una mera presunzione semplice.
L’Ufficio aveva ricostruito induttivamente i ricavi  in base alla qualifica e alle mansioni dei lavoratori in nero desunti dai verbali dell’Ispettorato. 
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